Valeria. ho sempre le mani fredde. vivo di musica e poco altro.
due volte al mese prendo treni per tornare a casa. mi piacciono i cambi di stagione, la radio come la facciamo noi, i difetti di pronuncia, i libri di Pier Vittorio Tondelli, gli abbracci dopo i concerti, le canzoni gridate in faccia al mondo nel cuore della notte. mi piace perdere ore di sonno e andare all'estero per mangiare cibi strani.
"And then sit down for a minute, knit something, then get up and run all over the place. Do it. Love on ya.”
— David Bowie

mi mandi foto del tuo mare e io sorrido. ma poi penso comunque ai ragazzi della scuola Diaz e fatico a prendere sonno.

"Adriana sentì, così, che il cuore del ragazzo galoppava in un battito che pareva limpido e sincero. Allora lei cancellò ogni dubbio, ogni timore, ogni incognita e decise di fidarsi di quell’amore del tutto simile ai bianchi stucchi della stanza.”
— Maria Rosaria Valentini - Mimose a dicembre

Le ore più lunghe le ho sempre passate negli aeroporti, nelle stazioni dei treni, degli autobus. Ore d’attesa, di voglia di partire, di voglia di tornare.
Sto per prendere un treno per casa, quella di sempre, e penso alla canzone dei Fine Before You Came, quella che dice noi non sappiamo come fare a non tornare, e a come in inverno pensavo a quel ritorno come a quello tra le montagne che vedevo come fondamentale, necessario.
E a come ora non lo sia. Non del tutto, quantomeno.
Sono cambiate moltissime cose, molte altre cambieranno ancora, e io resto a guardarle sorridendo. Mi dico che certe cose resteranno inalterate, che Verona sarà comunque la città che più mi ha visto crescere, che più mi ha aiutato a capire quello che voglio fare. Verona mi ha ricordato quanto le persone siano importanti, quanto le mie disattenzioni e la mia voglia di indipendenza e solitudine, alle volte, possano e debbano lasciare spazio alla conoscenza di nuovi universi e nuove realtà, nuovi abbracci e infinite gratitudini.
Penso a tutte le ore passate tra le regie radiofoniche, a tutte le ore passate a modificare file audio e ad ascoltare musica da catalogare. Penso a tutto quello che le persone mi hanno aiutato a migliorare, ad incontrare. I generi musicali cosa sono, come ascolti tu la musica ed io comunque ti aspetto a febbraio.
Io non me ne andrei mai.
E ho gli occhi lucidi mentre scrivo seduta sul pavimento sporco di questa stazione e penso ai ricci, alle barbe, alla complicità che è nata con le persone parlando di cinema, di rapporti umani, delle nostre città e provenienze, del nostro futuro. La condivisione dei concerti e gli abbracci a metà mentre camminiamo verso casa.
Poi penso soprattutto ai biglietti dei concerti nascosti tra le scatole piene di carboidrati e coloranti, alle cene cucinate con cura e attenzione, ai tramonti visti dalla finestra ascoltando canzoni malinconiche. A quanto queste persone si siano rivelate importanti, fondamentali. Io non voglio crescere andate a farvi fottere.
Vorrei, forse, che la mia vita si fermasse ad adesso.
Alle ore in università, sui prati, tra i caffè, tra le strade dissestate, tra gli edifici storici, tra gli scambi di sguardi e il male agli occhi.
Allora davvero ho nostalgia dei posti? Davvero la mia camera di sempre è necessaria a farmi sentire al sicuro, farmi sentire a casa?
Forse no. Forse è vero che casa propria è il posto dove ci sono le persone che ami, le persone tutte.
Forse non ho una casa, ne ho moltissime.

sempre luglio duemilaquattordici, sempre moltissimi posti

Occhi lucidi, infinita gratitudine e mancanza di coraggio. Io dovrei davvero prendere un treno per tornare a casa?
Tornare dove.

Ti innamorerai ad ore assurde della notte.

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