
Dici davvero? Non potevi assolutamente e proprio dirmi una cosa più bella, grazie infinite! (:


Dici davvero? Non potevi assolutamente e proprio dirmi una cosa più bella, grazie infinite! (:
i sabati brutti e le domeniche belle. che poi bastano le telefonate di persone che dimentichi sempre quanto siano importanti (o che forse non lo sono ma poco importa), bastano i progetti per serate improbabili ma cercate, volute, aspettate, che è l’estate che ci fa persino venire voglia di uscire la sera e non importa se non sappiamo come torneremo a casa. mi basta sapere che tu oggi sei felice anche se vorresti non esserlo, vorresti rimanere con i piedi per terra perché sennò è la fine, mi basta mio fratello che dice che vorrebbe guardare con me i programmi spazzatura che forse è uno dei più grandi gesti d’affetto che abbia mai fatto. oggi bastano le persone, mi bastano gli amici di sempre e quelli di una settimana fa, mi bastano i libri belli da leggere che mi fanno apprezzare lo studio e mi bastano i saluti alle persone che partono per le vacanze. mi basta l’idea di prendere il treno per Bolzano domani e iniziare una settimana nuova e mi basta l’idea di andare al mare con F. a fine mese che anche se sono quattro giorni ce li faremo bastare. infine, mi basta ascoltare i Fine Before You Came mentre fuori si accendono le luci dei lampioni e la luna ci spezza a metà. sarebbe bello che mi bastassero più spesso che sono tanto e io me lo dimentico sempre.
il giugno duemilatredici.
singingdreadfulsongsaboutsummer:
battiamo i lividi per mantenerli sempre viola / per ricordarci che san fare ancora male / in queste strade che non percepiamo squallide / forse perché son le stesse delle case che affittiamo / a quella cosa che partire è un po’ morire non ci crediamo nemmeno un po’ / siamo così stanchi di discutere che assecondiamo le cazzate di un tassista che dovrebbe limitarsi a guidare / noi non sappiamo come fare a non tornare
la vita degli studenti sotto esami è quella che è. la mia vita è quella che è. ma capita che dopo aver messo i libri, l’accidia e l’opportunismo da parte ci si possa anche lasciare andare alle belle serate, ai sorrisi rubati, a quelli sperati. ai viaggi in macchina trovando canzoni belle alla radio e parlando di sé, di noi, dimenticandoci di quanto sotto sotto ci biasimiamo. lasciarsi andare alle strade buie che percorriamo a piedi, con la sola luce delle lucciole e dei cellulari a darci indicazioni, che mi fanno rendere conto di quanto mi piacciano i nostri posti, la nostra mancanza di inquinamento luminoso e i grilli o le cicale che nemmeno noi sappiamo la differenza, ma sappiamo che ci fanno sentire a casa ed è così. e poi la birra che aiuta sempre a camminare qualche centimetro più alti e più spavaldi, che anche se lo trovo squallido non riesco a fare a meno di te e delle mura dei castelli dai quali si vedono tutte le città. la musica e gli argomenti seri del sabato sera che parlare della mancanza di lavoro è inevitabile nei nostri anni zero sui cigli della strada amareggiati, e basta incrociare i ragazzi che mi sorridono e mi chiedono dove vivo ora, i ciao che mi scioglierei ora e senza fine e cosa sono una quindicenne o una ventenne, non posso perdere sonno perché una persona ha un sorriso immenso e bello come le mie pareti bianche illuminate a giorno dalla luce della luna. ascolto Colapesce e immagino futuri innamorati e chi voglio prendere in giro non ci credo nemmeno io. s’illumina, la notte poi s’illumina.
la mia/nostra/persempretua campagna, giugno duemilatredici
se avessi la possibilità (e con questo mi riferisco sempre e solo ai soldi) penso mi costruirei un’infinità di futuri inverosimili in diverse città italiane. ma la possibilità non c’è. così come anche i miei futuri. ma nella vita poi non si sa mai e chissà che.

eppoi ci sono sempre le giornate belle. che magari non c’è mai un momento opportuno per le cose tristi, ma gli attimi felici non si rifiutano mai. prendiamo treni per fare viaggi lunghi e ascoltiamo tutto il repertorio dei tre allegri ragazzi morti che se riesco a farteli piacere poi magari ti riesce di accompagnarmi a qualche concerto. e scopriamo mondi nuovi che mi fanno innamorare, che è tutta un’altra vita. lasciare l’amore, la stabilità, la sicurezza per fare qualcosa di azzardato e vivere in città nuove con lavori che ti distruggono emotivamente, ma che poi ti fanno sentire realizzati e danno un senso alle tue giornate. e forse ho veramente capito che quello è il futuro che voglio. che ci hai salutati tutti come se fossimo i tuoi amici più cari e poi siamo andati alla scoperta dei centri sociali in cui si va a mangiare vestiti in giacca e cravatta e a scoprire vie del tutto nuove che non sono una conseguenza ma una necessità e a pensare a quanto sarebbe diversa la nostra vita se vivessimo in una città. non in quella città, proprio una città qualsiasi che è comunque diverso dalle nostre montagne e dalla nostra campagna. la provincia ci ha uccisi. dentro. abbiamo trovato negozi di dischi sui navigli e di libri che non volevamo più andarcene e poi abbiamo regalato i nostri biglietti della metro a delle turiste che sicuramente non credevano ci fossero italiani così. il cielo di Milano. e abbiamo corso e corso e corso che siamo bravissime ad arrivare alla stazione centrale proprio quando iniziano ad annunciare la partenza del nostro treno. e i ritorni che incontriamo pure il sole e le telefonate lunghe delle amiche tristi e noi che ridiamo con lei inesorabilmente. saremmo delle splendide promoter, che nessuno poi ci ascolterebbe più. e vorrei avere più persone così nella mia vita. scoprirne altre e trovare il coraggio di scrivere ai ragazzi che mi sorridono e mi chiedono dove vivo ora. e i vulcani di pensieri e la voglia di cambiamento che è sempre lì. sempre la stessa. e sempre nello stesso punto della mia vita.
milano, giugno duemilatredici
Resta sempre integra e coerente con te stessa.