Valeria. ho sempre le mani fredde. vivo di musica e poco altro.
due volte al mese prendo treni per tornare a casa. mi piacciono i cambi di stagione, la radio come la facciamo noi, i difetti di pronuncia, i libri di Pier Vittorio Tondelli, gli abbracci dopo i concerti, le canzoni gridate in faccia al mondo nel cuore della notte. mi piace perdere ore di sonno e andare all'estero per mangiare cibi strani.

più che di voglia di evadere potrei parlare di voglia di fuggire via, il più lontano possibile.

il punk è una condizione soprattutto notturna.

sostanzialmente tendo a minimizzare ogni aspetto della mia vita.

"Di tanto in tanto, i sentimenti e le emozioni umane vengono distorti da qualcosa di incomprensibile.”
— Yi Munyôl, Il poeta
"Ogni anno l’autunno gli porta di questi sentimenti. Bisogno di silenzi, di solitudine, di ricordi. Bisogno di dormire. Di ricapitolarsi. Bisogno d’interiorità. La terra lo chiama a sé e lo invita a raccogliersi.”
— Pier Vittorio Tondelli (via fallimentiquotidiani)

spesso non ho voglia di vedere nessuno. voglio essere io a decidere quando e chi incontrare perché poi le persone si rivelano sempre motivo di sorrisi, di abbracci e ripensamenti. fare chilometri attraversando paesaggi bellissimi, essere circondati da cime di montagne così alte da sembrare senza fine. i miei dolci preferiti sono quelli con le mele e ci piace fingere di essere musicisti, per qualche ora, per un giorno. gli amplificatori e gli strumenti e il merchandising e gli spostamenti su macchine poco spaziose su cui parliamo per la maggior parte del tempo di dischi e aspettative per il futuro.
nonostante tutto ci siamo comunque scoperti impreparati al cielo notturno e al gelo notturno. abbiamo corso tantissimo su questi prati verdi, complice l’alcol e l’adrenalina mentre sul palco si alternavano artisti bravissimi. quanto davvero Kristal and Jonny Boy vi hanno lasciato 
esterrefatti e io vi ho raccontato di quando il blackout aveva interrotto la loro esibizione. Ufo cercava sempre di acchiappare il suo stesso sputo ed era uno spettacolo se non altro divertente. ho anche incrociato persone che non vedevo da tempo e sono stati abbracci forti e la speranza di giornate che ci vedranno sulle stesse strade e sugli stessi treni interregionali presi al mattino così presto da sembrare notte. e ti chiedi come fanno i panettieri che escon di casa prima dei giornali. poi ricordo di essere caduta a terra e le mani degli sconosciuti ci aiutavano a rialzarci per non permettere ai pubblici violenti di romperci gli occhiali. e incontrare musicisti di altri gruppi musicali nella notte, tra la gente e coglierli alla sprovvista avvicinandoli frettolosamente, che questo è il demo del loro gruppo e voi siete sempre insuperabili e promuovete la musica bella.
ci siamo anche fermati negli stessi posti dell’anno scorso per rispettare una certa qualche specie di tradizione, che riuscivamo a ricordarci gli alberi e le località dai nomi particolari e acidi. la gente che veste bene o comunque con cura e noi approfittiamo di ogni sosta per abbracciarci e ridere. la tre verticale, la sei orizzontale e il sole che è meglio approfittarne finché c’è. come la birra gratis che vi danno perché poi dovete suonare meglio. i biscotti al cioccolato che abbiamo condiviso con tutte le persone attorno a noi, gli sconosciuti che ci baciano sulle guance e ci dicono viva l’amore
Vasco Brondi mi ha scritto ed ho voluto aspettare che fosse notte fonda per leggere quelle poche parole che ha deciso di dedicarmi. la notte come momento perfetto per qualsiasi cosa. anche per guidare nonostante tutte le ore di sonno perse che mi fanno vedere con meno chiarezza i limiti delle strade e delle altre automobili. e passo a prenderti sotto casa e gli spettacoli teatrali dedicati alla guerra. che guerre ce ne sono sempre troppe e l’uomo proprio non sa imparare dai propri errori. Franco Battiato ha fatto un nuovo album e lo ascolto mentre ripenso a quelle ore passate in auto aspettando che arrivasse mattino. le coperte e i tuoi occhi chiusi. accartocciarsi come fossimo snodabili e il male alle dita dei piedi perché avevamo lasciato i finestrini un poco aperti, che sennò poi moriamo di caldo eh. ed eravamo così stanchi da non volerli chiudere, da non voler reagire alle canzoni brutte che risuonavano dalle macchine parcheggiate attorno alla nostra. sto partendo per lo spazio, riuscirò a capire meglio il senso quando non sarò più qua. 
le ruote bucate lasciate sul tetto dell’auto che altrimenti non ci stiamo e poi il mattino dimenticarsele e non vorrete mica partire così. ci ritroviamo tutti quanti e il caffè come necessario e immancabile anche se attiriamo gli sguardi dei clienti del bar perché le nostre scarpe sono ricoperte di fango e i nostri capelli scompigliati e anarchici. e parlare per ore dei nostri futuri, dei tuoi desideri e che comunque nella vita si deve lottare per quello che si vuole, sudare, ed è un aspetto che mi piace. diciamo che è un aspetto di te che mi piace. e mi piace che le circostanze ci abbiano portato sulla stessa auto anche se è una parentesi iniziata e finita grazie ad un concerto e alla musica. un po’ come buona parte delle cose che mi capitano. come quel tramonto visto da sola, con l’intera città davanti ai propri occhi e i CCCP nelle proprie orecchie pensando a quanto la malinconia sia cosa bella.

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