Valeria. ho sempre le mani fredde. vivo di musica e poco altro.
due volte al mese prendo treni per tornare a casa. mi piacciono i cambi di stagione, la radio come la facciamo noi, i difetti di pronuncia, i libri di Pier Vittorio Tondelli, gli abbracci dopo i concerti, le canzoni gridate in faccia al mondo nel cuore della notte. mi piace perdere ore di sonno e andare all'estero per mangiare cibi strani.
"E’ strana questa propensione che abbiamo a immaginare le alternative, cambiando un dettaglio. A quel punto inventiamo un’entità responsabile del naufragio di un’ipotesi e la chiamiamo destino.”
— Fabrizio De Andrè e Alessandro Gennari, Un Destino Ridicolo

I film di Wes Anderson, le band punk statunitensi e il concerto delle Luci della centrale elettrica.
Sono giornate davvero molto belle, anche se poi non riesco a prendere sonno, anche se poi dormo sempre troppo poco. Sono lontana da casa da un po’ e mi sembra di riuscire ad avvicinarmi a quella bella idea che fa più o meno così: casa mia è dove lo decido io.
Le interviste che saltano per via delle sindromi influenzali, le persone di cui vorrei sapere ogni scorcio, il sole che passa attraverso le foglie degli alberi e illumina i volti. Mi piace che ho incrociato persone che hanno davvero prestato attenzione al mio nome mentre ci si presentava, mi piace che mi sento bene con la vita in comune e mi piace anche questa città che nasconde spesso eventi belli, basta sapere dove cercare. Andare in biblioteca per ascoltare le storie di persone mai viste prima, l’amore cieco, i pasti disordinati e poi rimango a dormire sul divano di casa tua. Camminiamo sempre moltissimo e cerco sempre più di scoprire ogni svincolo, di riuscire a orientarmi senza difficoltà in queste strade e di guardare alle altre persone con occhi meno scontrosi. Cerchiamo le costellazioni nei cieli, ci abbracciamo, le inquadrature simmetriche e quell’altro concetto che dice che per alcuni la vita è quella cosa che sta tra l’uscita di un film di Wes Anderson e l’altro. E i registi più bravi sono quelli che riescono a farti sentire la loro presenza, i registi più bravi sono Wes Anderson.
I racconti della gente che mi colpiscono, poco prima di salutarci, poco prima di iniziare a riporre moltissime aspettative in un concerto che farà dimenare la mia interiorità e tutti i miei ricordi tardo adolescenziali.

forse il nostro ritorno a casa in bicicletta di qualche sera fa potrebbe essere metafora azzeccata di quella che è la mia vita con cinque coinquilini. la fatica di dover pedalare con una persona seduta accanto, la pendenza della strada che quando si è a piedi non si sente, il vento freddo sulla faccia, il buio attorno che rende la situazione anche un po’ pericolosa, che ci rende più vulnerabili. ma accanto a tutto ciò ci sono anche i sorrisi scambiati, le risate spontanee, le parole sussurrate all’orecchio e l’arrivo sani e salvi anche se un po’ stanchi.

"le righe della mia scrittura si erano fatte sempre più simili al filo spinato che c’era dentro di me.”
— Marco Montemarano, La ricchezza
"Dalla mia spalla dolorante fuoriuscivano: un cavalluccio marino morto, il crocefisso dell’Onorevole, polvere di gesso. E nella stessa spalla veniva introdotti i dischi punk di Mario che si mettevano a suonare dentro di me e mi tagliuzzavano gli organi interni.”
— Marco Montemarano, La ricchezza
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